Rifugiamoci incontra il Sindaco

Si è chiusa il 28 giugno la lunga serie di eventi promossi sul territorio di Rovigo in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato.
“Rifugiamoci”, rete territoriale di Enti e Associazioni impegnate a diverso titolo nell’accoglienza, ha incontrato il sindaco Edoardo Gaffeo per consegnargli uno zaino che contiene simbolicamente idee, progetti e azioni sul tema del diritto d’asilo. Presenti all’incontro Don Piero Mandruzzato direttore della Caritas diocesana di Adria-Rovigo, Carlo Zagato presidente della Cooperativa Porto Alegre, Donata Tamburin presidente dell’Associazione Arcisolidarietà, Francesca De Luca presidente della Cooperativa Di Tutti i Colori e Simonetta Carrara referente della Comunità di Sant’Egidio.

Con questo incontro fortemente voluto, la delegazione ha dato il suo benvenuto al nuovo sindaco, consegnandogli il patrimonio di esperienze che caratterizzano il lavoro di questa rete di realtà del terzo settore che da anni collaborano, accomunate, al di là delle differenti sensibilità, dal desiderio di praticare e raccontare l’accoglienza con umanità e professionalità.

Il fenomeno migratorio è estremamente complesso, così come lo è la realtà socio politica nella quale ci muoviamo; tutto ciò richiede continui adattamenti e un pensiero critico che si deve nutrire allo stesso tempo di informazioni e di esperienze. Questi sono i due aspetti che Rifugiamoci ha sempre cercato di coltivare poiché mai, nonostante i tanti cambiamenti e i momenti di difficoltà, è venuto meno il desiderio di raccontare e operare nel quotidiano, cercando di ridurre le distanze, per riportare l’attenzione sul diritto d’asilo nella sua dimensione più autentica di fondamento di una società civile.

 

Lo zaino che la rete Rifugiamoci ha consegnato al Sindaco contiene:
– il documentario “Iuventa” di Michele Cinque e una maglietta della ONG Mediterranea, per leggere la realtà dei soccorsi in mare attraverso gli occhi di quanti con la propria azione sono in prima linea nel denunciare le politiche di respingimento e chiusura messe in atto dall’attuale governo.
– due dvd che raccontano una parte della storia dell’Associazione Arcisolidarietà; nata per la concreta tutela dei diritti umani, in primis quello di dare un “tetto” a chi una casa non ce l’ha, l’associazione si è sempre impegnata su questo fronte. Dal 2011 ad oggi, accogliendo migranti, ha allargato i propri interventi includendo anche chi è spesso respinto ed emarginato solo per il colore della sua pelle. Oltre all’accoglienza l’associazione ha sperimentato negli anni percorsi laboratoriali creativi per dimostrare quanto l’arte con i suoi diversi linguaggi possa essere strumento di integrazione e di comunicazione universale.
– l’albo illustrato “Il mio nome non è Rifugiato” di Kate Milner, promosso da Emergency, utilizzato durante un laboratorio ospitato dal Multispazio Ragazzi dell’Accademia dei Concordi. Un delicato dialogo tra una madre e il suo bambino che racconta ai più piccoli il diritto di ogni persona ad avere un nome proprio.
– un breve filmato che descrive l’esperienza dei corridoi umanitari promossi dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Fondazione Chiese Evangeliche in Italia, dalla Tavola Valdese e dalla CEI/Caritas come strumento di speranza per un ingresso legale e sicuro delle persone richiedenti asilo nel territorio italiano ed europeo.
– un cappellino della squadra di calcio Porto Alegre FC, esperienza nata all’interno della Cooperativa Porto Alegre per costruire integrazione attraverso lo sport.
– la testimonianza di Francesco, giovane scout che si è messo in gioco insegnando italiano ad un gruppo di ragazzi in accoglienza, sperimentando come l’incontro tra persone sia l’unico concreto strumento contro la paura.
– i disegni dei bambini del Grest di Santa Maria Maddalena che hanno partecipato ad una giornata di giochi sul tema del diritto d’asilo promossa da Di Tutti i Colori e la storia di uno dei ragazzi ospiti nello SPRAR, scritta di suo pugno in occasione del laboratorio “Biblioteca vivente” che la cooperativa tiene da anni negli istituti scolastici di vario ordine e grado.
– la shopper di Rifugiamoci che rappresenta l’idea che la rete ha di accoglienza: un gesto istintivo e naturale come l’abbraccio di una madre. Un gesto che non vuole esaurire la complessità del fenomeno migratorio ma che pone il riconoscimento di una umanità comune come punto di partenza indiscutibile per ogni scelta politica.

Oltre a rappresentare un momento di restituzione rispetto alle attività della rete Rifugiamoci, l’incontro con il Sindaco ha voluto essere anche l’occasione per leggere insieme il momento che il nostro paese sta vivendo per quanto riguarda l’accoglienza dei migranti.

Il sostanziale blocco degli sbarchi, attuato con politiche di contenimento delle partenze e azioni di soccorso che riproducono forme di respingimento, ha portato ad una naturale e progressiva riduzione del bisogno di accoglienza. In poco più di un anno le persone inserite nelle diverse strutture previste nel nostro sistema di accoglienza sono passate da oltre 180mila a 108mila.
Lo stesso sistema di accoglienza è stato profondamente modificato con la definizione di nuovi standard di accoglienza, tesi ad una riduzione dei costi e ad una revisione dei diversi livelli di azione. Lo Sprar è diventato Siproimi ed è precluso ai richiedenti asilo e ai titolari di protezione umanitaria, a sua volta fortemente contratta con la tipizzazione dei cosiddetti casi speciali.
La prima accoglienza è destinata ad essere progressivamente chiusa, almeno nella parte relativa ai Cas, ma soprattutto è stata modificata nella parte relativa ai servizi offerti, con l’esclusione delle prestazioni volte a sostenere l’integrazione. Scuola di italiano, formazione professionale, sostegno psicosociale, orientamento legale e mediazione linguistico-culturale sono i servizi tagliati con il nuovo Capitolato.

La lettura che di tutto ciò si può dare è di scelte politiche superficiali e strumentali, in grado di catalizzare il consenso nel messaggio di meno migranti e meno soldi per loro, ma lontane da un reale governo di questioni complesse come quelle riguardanti le migrazioni per ricerca di protezione e i percorsi di inclusione sociale degli stranieri.

In un periodo storico caratterizzato da paura e chiusura la rete Rifugiamoci fa quindi un forte richiamo al senso di responsabilità di chi, ricoprendo una carica pubblica, ha il dovere di essere esempio nei confronti della cittadinanza nello sforzo di superare le semplificazioni e cercare di comprendere realmente ciò che sta accadendo attorno a noi e nel Mondo.

A tutti la rete chiede di non fermarsi a giudizi sommari e superficiali, di promuovere la coesione sociale e la solidarietà, anziché la divisione e il conflitto, perché ciò che accade nel Mondo e nel nostro Paese ci riguarda nel presente ma soprattutto riguarderà i nostri figli e le generazioni future. Ciò che seminiamo ora nelle nostre comunità locali, sarà il raccolto per chi verrà dopo di noi.

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